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Un autentico "balcone"Il nome Verduno pare derivare dal celtico "verd", cioè terreno fertile; qualcuno gli attribuisce il significato di salda fortezza, e non a caso il borgo è ancora oggi chiamato sentinella delle Langhe: uno sguardo alla sua straordinaria posizione è sufficiente per capirne il perché. Altri attribuiscono a Verduno il significato di collina fiorita, ed anche questa etimologia è giustificata tuttora dalla bellezza del luogo. Vien facile capire perché Carlo Alberto di Savoia abbia così amato queste colline. Tanto da acquisire l'antico castello appartenuto ai Cerrato e poi ai Caissotti di Verduno, i quali avevano trasformato la primitiva e militaresca struttura in villa di delizie, avvalendosi del contributo del grande Filippo Juvarra.
La parrocchiale dedicata a San Michele venne eretta ad inizio '700, e comportò uno sforzo finanziario davvero gravoso per la comunità dei fedeli;il campanile, lesionato dal terremoto di fine ottocento, fu rinsaldato e irrobustito ad inizio '900.
La Chiesa della Confraternita di San Rocco è edificio di forme barocche con campanile ottocentesco; da notare i muri non intonacati, che rivelano l'abitudine locale dell'uso della pietra di gesso, facilmente ottenibile dalle cave del territorio.
Verduno è città che ha dato i natali a personaggi in alcuni casi singolari. Passeggiando per il paese, noterete una lapide che ricorda una "vittima generosa della nazionale indipendenza": si tratta del tenente Giovan Battista Laneri, protagonista dei moti piemontesi del '21 e che fu una delle sole tre vittime della reazione scatenata dal re Carlo Felice.
Altro personaggio caro alla cultura locale è "Ugo 'd Verdun", nome d'arte di Ugo Novo, musicista considerato un grande cantore della semplicità e della fatica del "popolo di Langa".
Carlo Alberto a Verduno ci veniva a villeggiare; ma già come nelle altre sue tenute (Racconigi, Pollenzo) il re si dedicò anche qui alle attività agricole, in particolare alla viticoltura e chiamò l'enologo Staglieno ad impiantare una cantina (che opera tuttora) per la produzione del Barolo. È nei primi anni del suo regno (1834) che un verdunese celebre, l'abate Sebastiano Valfrè, grande personaggio della Torino di fine '600 e protagonista "consolatore" dei torinesi assediati dai francesi nel 1706, fu beatificato.Nella sua casa natale i concittadini allestirono una piccola cappella, che ad inizio '900 divenne il grande Santuario che ammiriamo ancora oggi.
Il Pelaverga di Verduno Doc non va confuso con quello saluzzese, chierese o canavesano, perché il vitigno da cui deriva, il Pelaverga piccolo, è esclusivo di questa zona.Lo potrete facilmente e felicemente degustare nelle cantine e nelle vinerie locali, ed apprezzare nei ristoranti, abbinato ai grandi prodotti del territorio di Langa. Verduno è inoltre parte degli 11 Comuni produttori del Barolo Docg.
La prima domenica di Settembre, il grande vino locale è al centro della Festa del Verduno Pelaverga Doc, organizzata dall'Associazione "Verduno è uno" che sta a significare l'unicità di questo prodotto. La festa si svolge tra aperitivi in piazza a lume di candela, grandi piatti "rivisitati" nei ristoranti, punti di degustazione, musica dal vivo, esibizioni di artisti di strada, cene anch'esse a lume di candela affacciati sullo straordinario belvedere naturale.
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