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Piccola ma contesaDocumenti del 1050 attestano che proprietaria diGenola era Adelaide, erede del marchese di Torino Olderico Manfredi e moglie di Oddone I, figlio secondogenito di Umberto Biancamano. Nel corso del ‘200 il borgo si trovò nella scomoda posizione di appartenere per tre quinti a Savigliano, per il rimanente a Fossano. Nel ‘300, nel borgo si stabilì la famiglia dei Tapparelli, alla quale si deve l’erezione del Castello; e nel 1349 Giacomo d’Acaja investì Gioffredo del titolo di conte, originando il casato dei Tapparelli di Genola. In seguito, numerose famiglie aristocratiche vantarono diritti su Genola: in ultimo, i Galateri, ancora oggi conti Galateri di Suniglia e di Genola. Tra il 1515 e il 1536, gli eserciti di Francesco I di Valois e dell’imperatore Carlo V invasero Genola. Nel 1630 toccò all’esercito di Richelieu.
Il Castello venne poi trasformato in residenza elegante, con logge e porticati. Anche le antiche chiese si erano nel frattempo arricchite di affreschi e decori.
Come la parrocchiale di San Michele Arcangelo, che conserva ancora parti del primitivo impianto romanico - gotico. Al suo interno è da segnalare l’affresco (1480) che raffigura S. Lucia e S. Caterina d’Alessandria. La Confraternita dell’Immacolata Concezione (o di Santa Maria del Gonfalone) fu eretta nel ‘700; da questa chiesa proviene l’affresco quattrocentesco, staccato e trasferito nel municipio, raffigurante la Crocifissione.
Nelle campagne, la medievale cappella di San Ciriaco e quella settecentesca di San Sebastiano; e, sulla strada per Savigliano, l’antico monastero del XVI secolo, in cui oggi si producono raffinati arazzi.
Le Quaquare sono il dolce caratteristico di Genola che viene prodotto, nel mese di Maggio, in occasione della festa patronale di San Marziano. Da diversi anni gli abitanti di Genola si sono organizzati con un "forno Comune", gestito da volontari che, per tre settimane, sforna tre quintali e mezzo di biscotti al giorno. Ogni famiglia impasta le sue "Quaquare" a casa e va al forno, rispettando i turni stabiliti dalla Pro Loco. Il composto di base è preparato con uova, farina di grano, burro, zucchero, scorza di limone e mandorle amare, in dosi che però variano da famiglia a famiglia, senza che nessuno ne sveli le percentuali.
Ma perché questi dolci tipici si chiamano "quaquare"? Perché questo è il nome dialettale del Maggiolino; ed infatti è soprattutto la terza domenica di maggio, in occasione della Festa Patronale di S. Marziano, che se ne fa particolare consumo. Marziano è il nome di due Santi: uno fu discepolo di Sant’Ambrogio, l’altro vescovo di Pamplona, in Spagna. Non è chiaro quale dei due sia il patrono di Genola.
Municipio, Via Roma n. 25. Tel. 0172 - 68144
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