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I sentieri tra i vignetiBarolo sorge al centro di una conca interamente circondata dai vigneti del vitigno Nebbiolo. Su un’altura, a dominare la conca, si erge il Castello della Volta, tenebroso maniero circa il quale si raccontano storie un po’ cupe, in netto contrasto con il paesaggio circostante, dolce al punto da poter essere definito idilliaco. È bello prendersi del tempo, e perdersi un po’ tra questi orizzonti.
Barolo è città di antica storia, che si sposa con quella del casato dei Falletti. Le origini del Castello vengono collegate alla paura delle scorrerie saracene a cavallo del Mille. Passò ai Falletti attorno alla metà del ‘200, venne poi distrutto nel 1544 e successivamente ricostruito nelle forme che mantenne sino al 1864, quando morì l’ultima marchesa, Giulia di Barolo, ovvero Juliette Colbert, moglie di Carlo Tancredi Falletti.
Giulia Falletti di Barolo visse una vita che si estese per un arco temporale lunghissimo, dal 1786 al 1864 e tale da coprire la Rivoluzione Francese e l’Unità d’Italia; fondò l’Opera Pia Barolo e fu una grande benefattrice; ma a lei si deve anche, in collaborazione con l’enologo Oudart, la felice intuizione che portò il vino del luogo a diventare il nettare attuale. Ella fu tra l’altro protettrice di Silvio Pellico, a cui affidò l’incarico di bibliotecario e di segretario e di cui nel Castello è conservata la stanza.
Alla morte della Marchesa, il Castello passò all’Opera Pia, che lo ristrutturò in modo massiccio, finché nel 1970 venne acquistato dal Comune, con il contributo dei residenti. Nella piazzetta antistante il Castello, autentico salotto fuori dal tempo, sorge la Parrocchiale di San Donato, l’antica cappella gentilizia dei Falletti successivamente ampliata per aprirla al culto pubblico.
“Tre nasi son quel che ci vuole per bere il Barolo”, scriveva Cesare Pavese ne “Il compagno”. E davvero il Barolo docg è un vino che appartiene ad una dimensione mitica. Qui a Barolo, città e vino sono un’unica anima; che ben si può capire visitando l’Enoteca Regionale del Barolo o il Museo Etnografico Enologico, entrambi nel Castello; e ancora visitando le decine di cantine; degustando calici nelle diverse vinerie e, naturalmente, a tavola nei rinomati ristoranti, per indimenticabili abbinamenti con i prodotti del territorio.
Le manifestazioni si dividono tra il Comune capoluogo e la frazione di Vergne, un doppio balcone belvedere: di qua l’altipiano del Tanaro, con lo sfondo delle Alpi; di là, la conca di Barolo e il suo mare di vigneti a perdita d’occhio. Vergne ospita un originale Percorso della Memoria, in cui semplici dipinti murali tracciano un museo a cielo aperto di storia contadina. La stagione degli eventi a Barolo comincia tra aprile e maggio con Operazione Città aperte, quando è possibili visitare il Castello accolti da personaggi in costume che ne narrano le storie. L’ultima domenica di maggio, le forme del pane incontrano il vino in Pane al pane, vino al vino; poi, all’inizio di luglio, è la volta della rassegna musicale Music live story. Il 10 agosto, notte di San Lorenzo, Barolo partecipa alla manifestazione del Movimento italiano Turismo del Vino, proponendo la sua personale versione dei Calici di Stelle. Il secondo weekend di settembre, banchi di assaggio e degustazioni caratterizzano la Festa del vino Barolo; dopo di che l’appuntamento è all’8 dicembre, per i Mercatini di Natale.
A Vergne: a marzo il Festival del volo, la prima domenica di maggio, la Festa dei pittori; tra fine agosto e inizio settembre, la Festa dell’ amicizia e del bon vin; da metà dicembre a metà gennaio, la Mostra dei presepi per le strade del borgo.
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